LibreOffice: dobbiamo credere tutti nell’Open Source

Ogni tanto sento le lamentele da parte di tanti studi tecnici (e non solo), cui forniamo supporto IT, riguardo l’uso di prodotti con licenza Microsoft, in particolar modo la suite Office. Le frasi piu’ ricorrenti sono “pazienza le licenze per i programmi specifici per il settore, ma i soldi per la licenza dell’Office li risparmierei volentieri” oppure “se la pubblica amministrazione adottasse la suite Office gratuita, come LibreOffice, sarebbe molto piu’ facile pure per noi abbandonare finalmente le licenze”. Frasi del genere insomma! Ci sarebbero tante considerazioni da fare sull’argomento: il problema esiste da anni ormai e la suite di software libero Office, quale LibreOffice ad esempio, e’ maturata tantissimo al punto da reggere un confronto con la veterana suite della Microsoft; la pigrizia da parte del fruitore del software che “agghiacciato” al pensiero di cambiare il proprio “modus operandi” – il livello di utilizzo di Word ed Excel direi che e’ molto spesso base - rifiuta a priori il passaggio alla soluzione gratuita; il costo delle licenze nella pubblica amministrazione sembra quasi non essere un problema semplicemente perche’ i soldi non sono della pubblica amministrazione bensi’ dei cittadini oppure, qualora il costo delle licenze diventasse invece un problema, si ricorre alla pirateria. Un costo totale di licenze, oserei dire, spaventoso pensando al numero di postazioni attive nei pubblici uffici.

Fortunatamente un passo in avanti e’ stato fatto. Grazie infatti a LibreDifesa, l’iniziativa di LibreItalia (http://www.libreitalia.it/), l’associazione impegnata a far capire alla pubblica amminitrazione i vantaggi dell’utilizzo del software libero (encomiabile), “il Ministero della Difesa e’ entrato nell’era del software libero”. “In pratica sui computer che popolano gli uffici dell’ente non ci saranno più programmi “proprietari”, cioè sviluppati dalle multinazionali e chiusi, di default, a modifiche dal basso, ma solo applicazioni con termini di licenza liberi, come LibreOffice, che consente miglioramenti da parte della comunità di appassionati.

Il progetto è frutto del lavoro dell’associazione no-profit LibreItalia che lo scorso settembre aveva comunicato il buon esito dell’accordo con i vertici del sistema informatico della Difesa, coordinato dal Generale Brigata Camillo Sileo. I media internazionali non hanno esitato a riprendere la notizia perché si tratta della più grande migrazione verso il software libero in Italia e la seconda in Europa con oltre 150.000 di postazioni coinvolte. La novità LibreDifesa è fondamentale per il contesto pubblico italiano per vari motivi. Prima di tutto perché da seguito, dopo poco più di tre anni, al Decreto Legge 83 del 22 giugno 2012, che dispone per le pubbliche amministrazioni l'obbligo di preferire il software di tipo open source a quello proprietario. Ma soprattutto, ed è questo il punto più interessante, il software libero fa risparmiare somme importanti alle PA vista la gratuità delle licenze”. Fonte http://motherboard.vice.com/it/read/ministero-della-difesa-open-source .

Le strutture pubbliche che purtroppo non adottano soluzioni open source sono ancora molte, ma come dice il presidente di LibreItalia, Sonia Montegiove (https://twitter.com/suxsonica), a un anno dal progetto LibreDifesa, “L’occasione con la O maiuscola, quella che farebbe capire alle Pubbliche Amministrazioni italiane che la migrazione è possibile”. Fonte http://www.libreitalia.it/un-anno-di-libredifesa .

Tanto impegno e meritata soddisfazione quindi!

La pubblica amministrazione, grande scoglio burocratico del sistema, si sta lentamente adoperando per la migrazione al software libero. E tu ? Credi che continuare a pagare licenze per software proprietario sia ancora la soluzione ? Software libero, completamente gratuito, sempre aggiornato, stabile, facilita’ nel reperire documentazione e ovviamente un buon supporto pure da parte nostra. Il nostro consiglio e’ sempre quello di provare!

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